Gay & Bisex
Il Fratello Di Mia Moglie
03.09.2026 |
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Uscii a comprare il giornale e, al mio rientro, non mi accolse il frastuono del televisore a palla..."
Il fratello di mia moglie è quello che si definisce la pecora nera della famiglia.Ha vissuto per anni al limite della legalità, sconfinando anche nella delinquenza vera e propria, dove era passato dall’obbligo di firma alla detenzione. Il tutto con buona pace della compagna che, stufa di quella ‘vita da galera’, ha fatto fagotto togliendo il disturbo e portandosi via i due figli.
E così, adesso ce lo ritroviamo sul groppone io e mia moglie dopo il suo ultimo rilascio. I lavori che l’assistente sociale, le associazioni di volontariato e noi stessi siamo riusciti a procurargli sono durati tutti il tempo di un amen. Malesseri improvvisi, guasti meccanici ed emergenze familiari: un copione ben rodato per finire puntualmente sdraiato sul divano davanti alla TV, con l'immancabile bottiglia di liquore o di birra al suo fianco.
L’aspetto buffo della questione è che questa sua indole pigra se la riconosce persino lui. Ma mia moglie continua a giustificarlo.
«Che vuoi farci…», sospirò lei. «Vedrai che prima o poi…»
«Metterà la testa a posto? Forse risolviamo prima la questione del cambiamento climatico!»
«Diamogli un’altra possibilità!»
Lui stesso non era da meno.
«Cognato, vedrai che questa è la volta buona!». Ma al mio rientro il risultato non cambiava mai: «Non mi capiscono…», piagnucolava.
Il copione era divenuto un lessico familiare ampiamente collaudato che, ovviamente, portava solo a vicoli ciechi.
Eppure gli sarebbe bastato così poco per riuscire. A favorirlo c'era il suo carattere gioviale e affabulatore, che si adattava all’altro regalo da parte di Madre Natura: un fisico piuttosto tonico (immagino per garantirsi le necessarie vie di fuga) e un filo di barba che incorniciava un incarnato olivastro, in cui s’incastonavano due occhi azzurri che gli valevano la fama da bello e dannato.
Non riuscivo tuttavia ad arrendermi all’evidenza e, complice una giornata lavorativa storta, faticavo a mantenere l’aplomb. Con la sua solita faciloneria, unita a una buona dose di sfrontatezza, si stava vantando delle sue prodezze carcerarie:
«La guardia se lo ricorda ancora, il mio regalo… Siluri come questo», sottolineò toccandosi la patta, «non se ne trovano facilmente in giro. Si sparse la voce e così creai un bel giro che mi fruttò parecchio. Avevo anche un tariffario a seconda della prestazione richiesta…»
«Allora perché non usi le tue… chiamiamole "doti nascoste" per trovarti e mantenere uno straccio di lavoro che ti permetta di portarti a casa un cazzo di stipendio e contribuire al bilancio familiare?»
Lui ammutolì, mentre mia moglie provò invano a prendere le sue difese.
«Vado a fare la doccia e poi…»
«A puttane!?»
«A letto…»
«Bravo ragazzo!»
Aiutai mia moglie a rassettare e, sperando che lui avesse terminato le sue abluzioni, entrai in bagno.
Non aveva ancora finito: completamente nudo, si stava passando l’asciugamano tra i capelli. Indugiai sul suo corpo che vedevo riflesso nello specchio: le gocce d’acqua imperlavano il torace, villoso come il resto del fisico. Restai affascinato dalla forma del suo membro: una piccola proboscide che penzolava dall’ampio triangolo disegnato dai peli pubici. Non si accorse subito della mia presenza e io non mi annunciai.
La sua mano destra afferrò il sacco scrotale soppesandolo, per poi scivolare sul membro e massaggiarlo. Gli occhi mi brillavano davanti a quel pezzo di carne che continuava a gonfiarsi e che lui ostentava facendolo oscillare, quasi percepisse la mia presenza.
Lo vidi inturgidirsi e, mentre si scappellava, lo sentii ansimare; ciò mi procurò strane sensazioni nelle parti intime, che si accentuarono quando i fiotti del suo seme imbrattarono lo specchio.
«Da quanto tempo sei lì?», chiese a sorpresa.
«Il tempo necessario…»
«E ti piace quello che vedi?»
Evitai la risposta diretta.
«In base al tuo tariffario, quanto ti dovrei?», ironizzai, per poi dargli le spalle e aggiungere: «Avvisami quando il bagno è libero».
L’immagine di mio cognato che si segava si riaffacciò alla mente non appena mi coricai. Invano cercai in mia moglie il supporto fisico necessario ad affrontare la situazione: risolsi andando a masturbarmi di nascosto dove era accaduto il fatto, eiaculando a mia volta sullo specchio. Mi chinai e, con la lingua, raccolsi e bevvi il mio stesso seme.
«È buona?», la sua voce mi fece sobbalzare.
«Tu… Tu che ci fai qui?»
«Devo pisciare! Comunque ti ringrazio per avermi ricambiato il favore…», e così dicendo mi mostrò il gonfiore.
Con decisione mi spinse a sedermi sul ripiano in marmo del lavabo, per poi accovacciarsi tra le mie gambe: «Vedi di non fare troppo rumore mentre me lo godo!»
Feci fatica a trattenermi: mi morsi le labbra più volte, deglutendo mentre la sua lingua vellutata ripuliva la mia cappella.
«Ora tocca a te!», disse poi, alzandosi.
M’inginocchiai davanti a lui: su un lato degli slip si evidenziava chiaramente l’erezione. Glieli abbassai, gli massaggiai il membro un paio di volte per saggiarne la consistenza: duro come un ciocco di legno. Lo scappellai con delicatezza prima di ingoiarne una generosa porzione.
«Non male come inizio!»
Lo appoggiai al palato, leccandogli la cappella a partire dal frenulo e avvolgendola in entrambi i sensi. Passai poi a pennellarla con la sola punta scendendo, risalendo e tornando a ruotarci intorno.
«Hai capito che bravo…», sussurrò lui osservandomi mentre lo ingoiavo completamente.
Con la bocca piena gli sorrisi, un attimo prima di venire quasi soffocato dalla crema calda che m’inondò la gola. La ingerii leccandomi la lingua.
«Ti piace davvero tanto, eh? »
Confermai e prima di lasciarlo andare glielo lucidai per bene. Mi alzai e condivisi con lui, in un bacio profondo, quanto avevo trattenuto in bocca.
«Torniamo a dormire… Ma riprenderemo il discorso!». Mi diede una pacca sul culo: «Buonanotte!»
L’indomani a colazione fingemmo che nulla fosse accaduto e lo trattai, tutto sommato, con la consueta freddezza dettata dall’esasperazione.
«Non vai al lavoro?», mi chiese.
«No, recupero una festività soppressa.»
«Oggi vacanza…»
«Termine che tu conosci alla perfezione…», ironizzai.
«Spero di ritrovare il palazzo in piedi!», commentò mia moglie, appoggiata all'acquaio e intenta a rigovernare. «Oggi giornata di shopping compulsivo e non mi rivedrete prima di sera! Vi ho lasciato il pranzo nel frigo.»
Uscii a comprare il giornale e, al mio rientro, non mi accolse il frastuono del televisore a palla. Mi avviai verso la mia camera: la porta era socchiusa.
L’oggetto delle mie polluzioni era lì, nudo sul letto a massaggiarsi il cazzo.
Mi guardò. Lo guardai spogliandomi lentamente per lui. Mi avvicinai a passi lenti, tenendo lo sguardo fisso sull'obiettivo, per poi montare sopra quel toro.
«Sei qui per riprendere il discorso?», chiesi, iniziando a baciargli il collo.
«Sì... Ho una proposta che sono sicuro non rifiuterai.»
«La più ovvia…», gli bisbigliai all'orecchio. «Pagamenti in natura!»
«Che ne dici?», sorrise.
La sua mano iniziò a spingermi verso sud e, quando raggiunsi la meta, non capii più nulla.
«Prima di accettare la proposta», risposi tenendo in mano il birillo e sbatacchiandolo sulla lingua appiattita, «sarebbe il caso di valutarla attentamente…»
«Prenditi tutto il tempo che ti serve…»
A fatica lo accolsi di nuovo tra le labbra. Era caldo e duro e quasi soffocai quando sollevò il bacino, pronto a spingere per farmi sentire la grossa capocchia sulle tonsille. Da quanto era eccitato, gli bastarono un paio di pressioni sul mio palato per venire: il profluvio del suo seme cremoso e bollente scese fino in trachea.
Gli ripulii cappella ed asta e gli succhiai i coglioni pelosi.
Mi prese la testa per riportarmi alla sua bocca per baciarmi. La lingua dura del maschio e l'alito pesante di fumo si mischiarono al mio, che sapeva di mentolo.
Gli strizzai i coglioni mentre gli prosciugavo la bocca, risucchiandogli la saliva.
«Girati…», gli ordinai.
Afferrai i cuscini e glieli sistemai sotto la pancia: «Ora entriamo nel vivo della proposta!».
Il culo sollevato mi offriva la vista del suo buco stretto che si contraeva.
«Bisognerà bagnarlo…», disse. Il mio sputo cadde in cima al solco tra le chiappe e il mio pollice provvide a spalmarlo dove serviva. Me lo leccai e con forza glielo spinsi dentro.
«Ahia…», si lamentò.
«Questo è niente!»
La cappella, dura e bollente, si fece strada tra i glutei. Una spinta, un colpo secco, un altro suo grido ed ecco il mio membro sprofondare dentro di lui dopo aver forzato lo sfintere. Era davvero stretto per quelle dimensioni. Uscii e tornai alla carica, strappandogli un secondo lamento.
Poi mi fermai.
«Fa male? »
«…Pochino…» rispose col fiato corto «…Lasciami il tempo di abituarmi…» e chinò la testa stringendo i pugni.
Lenito il dolore, iniziai a fotterlo a mio piacimento, alternando ritmi lenti e veloci, accompagnato dai suoi elogi e dal tipico, piacevole frasario:
«Di più…», m’incitava. «Voglio sentirlo tutto!»
Lo accontentai aumentando il ritmo, spinto anche dalle oscenità che sproloquiava, fino a raggiungere l’orgasmo: il mio seme gli inondò l'interno, mentre mi godevo ogni singola goccia che, a ogni mia spinta, si diffondeva ancor più nelle sue profondità.
Mi accasciai sulla sua schiena sudata.
«Resta dentro…», sussurrò. «Voglio sentirlo mentre si ammoscia.»
Lo girai su un fianco per potermi godere il resto del suo corpo irsuto e muscoloso: gli accarezzai i pettorali pizzicandogli i capezzoli e gli pettinai con le dita il fitto pelo nero, da cui pendeva il suo pisello.
Mi sfilai e lo voltai verso di me per scambiarci gli ultimi baci.
«Ho valutato la tua proposta…», esordii tra un bacio e l’altro. «E credo che la soluzione dei pagamenti in natura sia assolutamente la via da percorrere. Ora, se sei d’accordo, suggerirei di predisporre anche un tariffario completo…»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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